[guest post] Vitadafreelance: perché da soli

guest post per copywriter freelance di andrea girardi

Andrea Girardi: Hr specialist

Questo mitico guest post è stato scritto da Andrea Girardi, Hr specialist, Advanced training for #freelance, #managers and #entrepeneurs… Insomma tanta roba, ma come dice lui è solo una copertura per cose più semplici!

Se vuoi conoscerlo meglio e perché no allenare & potenziare la tua miticità insieme a lui, puoi stalkerarlo su Twitter, Google+ e pure Facebook. Passo e chiudo.

copywriter freelance roma post

Freelance, ma tutta la vita. Ok Valentina parla di copywriting e web writing, un lavoro bellissimo, ma il sito qui porta il nome “Vita da Freelance”.
Forse perché lei stessa lavora come freelance, e perché la maggior parte dei copywriter lo fanno.
Anzi ora che ci penso la maggior parte dei wwwworkers lo sono.

Sarà per questo che mi piacete tanto?

Perché fare il freelance in Italia è un pochino come dire “uno che non fa niente e si arrabatta”, e si viene considerati poco. Ma proprio poco.
Magari il termine “Consulente” aiuterebbe un po’. Guarda che cosa strana, di solito sono i termini in inglese a dare importanza.

Ma veniamo a noi: perché da soli?

Intanto perché mettere la propria vita nelle mani di altri mi sembra poco saggio, soprattutto se non so chi sia, e questo è esattamente quanto avviene nel momento in cui ti fai assumere da… Chiunque.
Intendiamoci, un bel lavoro a tempo indeterminato, magari per un’azienda ben strutturata e grandicella non è proprio uno schifo. Anzi se possibile lo consiglierei, puntando sulle realtà più grandi: si imparano tante cose sulle aziende lavorandoci dall’interno. Dinamiche, procedure… Tante cose.

Però per un periodo limitato. Poi basta.

Un lavoro con il cartellino da timbrare per entrata e uscita, dove devi chiedere il permesso (il permesso come quando avevi 11 anni!) per uscire, dove ti è consentita una pausa per il caffè ogni due ore, dove devi portare la giustificazione firmata dalla mam… Cioè dal medico, ma fa lo stesso, se stai male. Dove non è che puoi decidere di uscire a prenderti un gelato, così di punto in bianco!

Ma ti pare di essere un adulto o semplicemente ti stai comportando come se tu fossi un adulto?

Una vita dove c’è qualcuno che ti dice cosa fare… Ma è terribile!

Però diciamocelo, in cambio della rinuncia alla tua libertà ti danno: 1000 Euro al mese, la tredicesima, la quattordicesima (che se ne vanno in tasse ma fa niente), un mese di ferie pagate (da prendere compatibilmente alle esigenze di altri) e se ti ammali per un po’ ti pagano come se lavorassi.

Che altro? Ah sì: in effetti non sono 1000, ma poco più di duemila che però vengono dati in 13/14 parti invece che mensilmente e poi una grossa fetta va in tasse. E tu non puoi scaricare l’abbonamento al treno che usi per recarti ogni giorno al lavoro.

Pensa, ti tolgono anche la fatica di gestire i tuoi soldi… WOW!

A me 15/18.000 annui per rinunciare alla mia autonomia e ai miei sogni, sembrano pochini. Soprattutto se è per sempre.

“Per Sempre” è un periodo di tempo molto lungo! Sicuro che sia una cosa positiva?

Che poi diciamocelo: il lavoro sicuro non esiste, non è mai esistito perché c’era sempre qualcuno che questo lavoro lo procurava per noi. Se questo qualcuno sbaglia il lavoro non ce l’hai più! Oggi più che mai.

E ancora: ma lo sai che a cercarsi uno schifosissimo lavoro a tempo indeterminato ci metti più tempo, soldi, fatica e impegno che a trovarti un cliente? A fronte di soddisfazioni e gratificazioni che non sono nemmeno la metà!

No, meglio da soli: la tua testa, la tua preparazione, la tua creatività. Impegno, professionalità e tanta determinazione.

Perché se è vero che non puoi permetterti di stare a casa a girarti i pollici, se è vero che trovare il cliente e gestirsi ha le sue difficoltà, è anche vero che sei l’unico padrone della tua vita. Le tue scelte sono solo tue e decidi tu come, dove, quando, perché e spesso se sei davvero bravo riesci anche ad arrivare a scegliere con chi.

Non male vero?

Sai che per lavorare otto ore, probabilmente esci di casa un’ora prima e rientri un’ora dopo?
E fanno dieci ore. Se fai il conto quei mille euro al mese cominciano a diventare proprio una miseria come tariffa oraria. Se però investi 10 ore del tuo tempo ogni giorno per te stesso, per cercarti i clienti, venderti e gestirti, sai che probabilmente nei primi mesi non avrai grandi entrate, anzi forse quasi niente, ma poi la tua professionalità e il tuo impegno cominceranno ad essere conosciuti e ripagati.

E lo decidi tu se hai voglia di staccare dieci minuti per un gelato.

Freelance tutta la vita.

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Andrea Girardi. Hr Specialist. Facebook | Google + | Twitter

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6 thoughts on “[guest post] Vitadafreelance: perché da soli

  1. A me questo articolo piace da impazzire.
    Perché io mi trovo nella situazione da non-freelance che vuole diventare freelance, e ciò che ha scritto Andrea è quanto di più vero esista al mondo.
    Certo, non posso conoscere nel dettaglio i problemi del freelance, ma conosco quelli del lavoratore dipendente e le cose che pesano sono di fatto alcune che Andrea ha sottolineato:
    a)lavori per terzi;
    b) se il terzo sbaglia, tu ci rimetti;
    c) se c’è qualcuno sopra di te e più anziano, difficilmente ti faranno crescere;
    d) se cresci, una volta che sopra di te non c’è più nessuno, resti lì.
    E se sei giovane, puoi avere tutte le idee migliori del mondo, ma la mentalità è quella che è e… be’, sei troppo piccolo per capire, e il “piccolo” varia dai 20 ai 35/40 anni, a quel che ho potuto notare.
    La sicurezza di un lavoro a tempo indeterminato è allettante, è carta che parla (ma poi resta davvero per sempre?) e da sicurezza a te e a chi ti circonda. Ma può davvero renderti felice?
    Io non ne sono così sicura, sapete?

  2. Ciao Ale!! Che bello, un commento cicciottoso e stra-mitico, grazie!

    Sul lavoro freelance: devo dirti la verità, io non mi sarei mai aspettata di far questo, da grande. Intendo di fare la copy, di fare la web writer… Di fare la copy e web writer FREELANCE, soprattutto! Non ci giro intorno e te la faccio onesta: prima di cominciare avevo una paura matta. Paura di immettermi su questa strada, di non trovare clienti, di non saper gestire i clienti, di “non essere in grado di”; paura di buttarmi semplicemente, forse perché l’idea della sicurezza del lavoro a tempo indeterminato era troppo radicata nella mia mente. Ma sai che c’è? Sono contenta della mia situazione. All’inizio è stata durissimissima, e so che ci saranno altri momenti tosti e qualche altra porta in faccia la prenderò, ma meglio così che a far la stagista sfruttata per quattro soldi a non imparare nulla, o a far quella che di carriera non se ne parla perché i “grandi vecchi” decidono per te che sei troppo giovane.

    E sai che c’è, mi ero anche scocciata di andare ai colloqui e sentirmi dire che ero troppo vecchia (a 25 anni!) per un posto, o proprio lì, sul filo… Insomma, mi ero stufata. Se questa è la strada per arrivare al lavoro a tempo indeterminato… Ciao, proprio! E poi volevo dire basta a chi mi demoralizzava o sottostimava. Ho trovato mille volte più utile investire tempo sulla rete, è meritocratica secondo me: se sei in gamba alla fine ce la fai. Certo non è una scoppiettata, bisogna aver pazienza e non mollare, ma poi la spunti. Alla faccia di chi ti ha guardato dall’alto in basso.

    E tu, Ale, sei bravissima quindi super in bocca al lupo e coraggio, sempre!

  3. Non si può che condividere. Io impiegavo un’ora per andare al lavoro – anche più, alle volte, perché uno degli autobus faceva come gli pareva – ma devi calcolare anche la pausa pranzo, di un’ora (quando basterebbero 30 minuti). Le ore quindi diventano almeno 11. Mezza giornata.

    Io avevo rinunciato a essere libero professionista, ché con la crisi ho avuto un calo mostruoso di richieste. Ma ora ho rinunciato al lavoro da dipendente, ché alla mia età non mi assume più nessuno. Quindi riproverò a fare il freelance. E poi si vedrà.

    Però condivido che da dipendente la tua vita privata è gestita da altri: orario di lavoro, quando pranzare e fare colazione, quando andare in ferie e prenderti una pausa. Questo soprattutto è ridicolo: le ferie sono parte della mia vita privata e sulla mia vita privata non può metterci bocca il capo ufficio. Ma solo io.

  4. Ciao Daniele, grazie per lettura e commento al post!

    Massì, alla fine non sono solo le ore effettive di lavoro, devi mettere in conto anche quelle perse appresso agli autobus o imbottigliato nel traffico. E poi sì, questa faccenda delle ferie è abbastanza ridicola anche secondo me.

    Super in bocca al lupo per la tua vita da freelance, Danié ;)))

  5. Condivido anch’io quanto scritto, anche se per onestà devo dire che non è stata indicata una controindicazione grande dell’essere freelance: inps, iva e compagnia bella. Sì, perché è vero che il dipendente è stra-tassato, ma i “miseri” 1000 euro sono 1000. Il freelance invece se guadagna 1000 con fatica, faccia tosta, impegno, un mazzo così insomma, almeno 300 li deve dare allo Stato. E in fase di dichiarazione redditi è dura. Un sistema, quello italiano, molto ingiusto che non tutela affatto la libera professione. Io aggiungo anche che, come mamma, poter gestire i miei tempi e quelli di mia figlia è importantissimo, ma la tranquillità economica è altrettanto importante.

  6. Ciao Francesca!

    Vero, ottima osservazione: inps, iva e compagnia bella sono una questione spinosa e diventare freelance significa doverci fare i conti. E sì, hai ragione: siamo davvero poco, poco tutelati e tenuti in considerazione. Le professioni creative dovrebbero essere più riconosciute, valorizzate, incentivate! Ti pare?

    Grazie per commento & visita al blog :3

    Valentina

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