“Cari ragazzi, dovete sognare?”

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Credits: http://blog.libero.it/vidi/9336863.html

Il fatto

Leggevo, sul corriere.it, un pezzo a firma Beppe Severgnini. Il fulcro dell’articolo risiede in una lista di parole-chiave attraverso le quali pensare e guardare al futuro, dedicate naturalmente ai giovani. Mi viene da scrivere “naturalmente” perchè non è il primo nè l’ultimo articolo in cui, da qualche tempo a questa parte, ci si consiglia paternalmente qualcosa: come trovare lavoro, cosa fare per trovare lavoro, quali sono i lavori migliori, a quali ambire, quali lavori ci sono, e adesso anche quali T seguire per arrivarci.

La scomoda verità

Peccato che queste T non rappresentino affatto una novità e soprattutto che di lavoro, qui, non ce ne sia neanche l’ombra. Scrivo che non ce n’è perchè chi si sentirebbe di considerare “opportunità di lavoro” la gran parte degli annunci che si possono pescare oggi, anche solo spulciando in rete? Prese in giro, forse. Sfruttamenti belli e buoni, magari. Ma opportunità di lavoro, per carità, no.

Eppure ci si dice anche, tra le tante cose, di essere ottimisti. Di non diventare cinici. Io non sono cinica, ma realista si, lo sono diventata. E se ho paura, oggi, di credere ai miei sogni, di sperare anche solo di poter ricevere la mail che mi cambierà la vita o la telefonata per quel colloquio che mi pareva fosse andato proprio bene, o anche solo di sognare, in fondo è colpa anche di chi adesso ci viene a dire – anzi, ci ordina addirittura – di continuare a farlo. Di coloro che, alla fine dei conti, hanno banchettato finora a sazietà e adesso ci vengono a presentare il conto. Salatissimo.

Conclusione?

Mentre scorrevo, insomma, questo tripudio di ovvietà e belle parole, mi è venuto da domandarmi: cari giovani, cari ragazzi, o meglio, cari coetanei alla ricerca, come me, del miracolo del posto di lavoro, specie se fisso; maestri nel reinventarsi XYZ,  babysitter, prof. per ripetizioni e quant’altro, dovete davvero sognare? Ci riuscite ancora? Quali sono le vostre speranze e soprattutto ne avete ancora (qui)?

Piuttosto che sognare, perchè non fare invece concretamente qualcosa? Di sogni, come di passioni, non si vive e meglio costruirsi con le proprie mani il futuro, cambiando il presente che ci va stretto e senza perder tempo in vagheggiamenti che non ci porteranno, nella quasi totalità dei casi, da nessuna parte. A meno che non ci si chiami Severgnini.

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